Mangiano i cani! Annientamoli!

I cinesi andrebbero eliminati dalla faccia terra. Perché? Ma perché mangiano carne di cane e organizzano persino un festival per celebrare un gusto tanto barbaro e incivile. E allora che c’è di meglio di un genocidio? Ce ne sono stati tanti altri nella storia, uno in più e per un motivo di certo più nobile di fronte allo sterminio per motivi di razza o religione non guasterebbe. L’indignazione è al massimo, ma poi tutto si riduce ad una provocazione, a detta proprio di chi la soluzione finale contro i cinesi ha proposto. Sì, una provocazione, come viene chiamata qualsiasi stronzata esca dalla bocca o dalla penna di avventati e avventurosi habitués da tastiera. Ma, visto che comunque ci siamo, parliamone. Dunque provoca scandalo e schifo chi si ciba di carne canina. E si può capire. Resta però da chiedersi come mai lo stesso schifo e la stessa indignazione non provoca chi divora altri animali. Che male c’è se mangiamo bistecche di manzo o coscette di pollo o cotolette di tacchino? Si è sempre fatto, ma i cani, quelli non è decoroso metterli sotto i denti. Insomma anche nel mondo animale il destino è ingiusto e crudele, cinico e baro. Il coniglio sta bene mangiarlo, la pernice e la quaglia meritano di essere spolpate fino all’osso, ma i cani sono amici dell’uomo, mangiarli è una crudeltà, una barbarie inaudita. Per gli altri animali dai fagiani ai capretti non si fa eccezione, persino nella santa pasqua si mangiano teneri agnellini, L’uomo mangia di tutto, anche i propri simili in tragiche circostanze di guerra. A differenza dei cani, che non si mangiano fra loro. Eppure eravamo stati avvertiti da tempo che era empio mangiare animali. “Smettetela, o uomini, di profanare i vostri corpi con cibi empi!” esclamava a Crotone un filosofo, un greco venuto da rifugiato e chiedente asilo da Samo, dove era scampato alle grinfie di un crudele tiranno. Non si poteva capacitare che gli uomini si cibassero di animali, con i tanti gustosi frutti che la terra ben coltivata fornisce. La natura provvede a tutti, anche alle bestie senza distinzione, mentre i bipedi intelligenti ed eretti non fanno altro che sgozzarli e ridurli a pezzi da insaporire con spezie per ingurgitarli a soddisfazione di fame e appetiti di una crudeltà inaudita. “Ti pare possibile che fra tanto ben di dio che la terra produce, a te non piaccia masticare altro con i tuoi denti crudeli che carne ferita, riportando in voga le abitudini dei Ciclopi?” Una bella domanda dalla risposta tanto incorporata quanto evitata. Il discorso vegetariano di Pitagora, magistralmente ricostruito da Ovidio negli ultimi versi delle Metamorfosi ricorda che i divoratori di animali chiamano “aurea” l’età in cui non solo tutto la terra produceva spontaneamente, ma nella quale gli uccelli volavano liberi all’aria aperta e i buoi vagavano indisturbati senza pastori e soprattutto senza temere di essere abbattuti dalle armi più sofisticate di cui l’uomo è sempre stato abile inventore. Ma gli stessi buoi, tanto utili e indispensabile per arare la terra, anche loro finiscono trucidati per imbandire le nostre tavole di mangiatori insaziabili, come i porci sminuzzati per farne salsicce e soppressate. Ma non era cominciata così la strage degli innocenti nel mondo animale e Pitagora non lo nega, quando si riferisce alle belve feroci: ” Ammetto che decretare la morte di chi cerca la nostra non è peccato. Ma se era lecito uccidere le belve, non altrettanto lo era mangiarle.” E invece tutto da lì è cominciato e il passaggio dal rabbioso leone al pio bove è stato uno dei più veloci della storia umana che diventa disumana senza alcuna costrizione. Che cosa non si inventò per mangiare un montone? Fu accusato di aver mangiato foglie di vite e per questo venne sacrificato al dio del vino, al quale andava il profumo delle interiora, mentre la carne veniva staccata dall’osso dai denti aguzzi di uomini di ogni ceto. Pitagora non si dà pace:”Tanto grande è la vostra fame di cibi proibiti? Non fatelo, vi prego, ma ascoltate i miei avvertimenti! E quando vi mettete sotto i denti le membra dei buoi uccisi, rendetevi ben conto che masticate la carne dei vostri contadini!”Ma i cani? Di sicuro più furbi della volpe, che imita gli uomini nel mangiar empio, i cani, perché più intelligenti, capiscono subito che è meglio tenerselo amico il bipede carnivoro, anzi ancor meglio servirlo e restargli sempre fedele, rispondendo al suo fischio con la speranza di non trovarsi in Cina, per non fare la fine degli altri animali in quasi tutto il globo. Ma senza la speranza di genocidi, che si sono realizzati e ancora si fanno per motivi di razza o di religione, non perché si mangia empio, come accusava Pitagora. L’esule di Samo preferiva i cibi naturali, ma sconsigliava le fave, senza spiegare perché. I sedicenti eredi puntualmente fanno, facciamo il contrario, quasi a dispetto. Ma vuoi mettere una bella manciata di fave fresche con la pancetta?

Enrico Esposito